Gravity (2013) | Recensione

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Gravity è un film del 2013, diretto da Alfonso Cuaròn, che grazie a questo film ha ottenuto un Oscar per la miglior regia (il film in sé ha poi vinto altre 6 statuette). I due interpreti, che saranno anche i soli esseri umani vivi in tutto il film, sono una fantastica Sandra Bullock e la comparsa George Clooney. Comparsa di lusso, dal momento che il suo ruolo sarebbe potuto essere soppresso facilmente valutando il suo contributo nel film, o almeno affidato ad un attore meno conosciuto. Sono dell’idea infatti che scritturare attori così famosi per ruoli talmente marginali sia uno spreco di soldi e che distragga un po’ dall’attore principale, in questo caso la Bullock. Ovviamente è un discorso che non si può fare per ogni pellicola, ma in questo caso, dove gli interpreti sono solamente due e attorno a loro vi è il vuoto più assoluto, ho apprezzato maggiormente quando la telecamera era tutta per la protagonista femminile; cosa che è accaduta per tutta la seconda parte del film, che secondo me è stata la parte migliore.

Gravity è un film che non va commentato o criticato subito, ma necessita di una ventina di minuti di metabolizzazione. Guardate il film e uscite a fare una passeggiata, inspirate l’aria fresca della notte e osservate il profilo dell’orizzonte. Allora capirete il vero senso del film: un’inno alla vita.

La protagonista lotta per tutto il film contro l’universo, il luogo per antonomasia contro la vita, dove nulla può sopravvivere (il film comincia proprio con la frase Nell’universo la vita è impossibile) e ciò che la spinge a farcela non è il solo motivetto (per quanto valido) della famiglia che la aspetta sulla Terra o del cane rimasto senza croccantini o l’essersi dimenticata il gas aperto, l’unico motivo reale è l’istinto di sopravvivenza. La Bullock nel film non ha nessuno ad attenderla sulla Terra, dato che la figlia è morta in un incidente e del padre non si dice nulla, quindi lì nell’universo assieme a lei, a spingerla verso la salvezza, c’è solo la sua voglia di sopravvivere.

Altro elemento che mi è piaciuto è il tentativo del regista di ricercare la miglior accuratezza scientifica possibile. Finalmente un film ambientato nello spazio in cui le esplosioni non si sentono e gli unici suoni udibili sono le voci degli uomini attraverso le radio (non sono un astrofisico, ma posso dire con sufficiente sicurezza che i suoni hanno bisogno dell’aria per propagarsi); ciò non significa che le sequenze d’azione siano noiose o piatte, anzi riescono a dare quel senso di pericolosità e inquietudine in più che sono poi il biglietto da visita di questo film.

Consiglio dunque la visione di questa pellicola a tutti, dato che è costruita molto bene. Non abbiate fretta di giudicarla, dategli la possibilità di sedimentarsi nella vostra mente e vedrete che vi sorprenderà.

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